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v o c e D o n n a

Castrocaro Terme e Terra del Sole (FC)

vocedonna1@gmail.com

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membro del Tavolo Permanente delle Associazioni contro la Violenza alle Donne (Forlì)
membro della Consulta Laica Forlivese
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Se ci sarà un futuro sarà solo in base a quello che le donne sapranno fare.

(Rita Levi Montalcini, socia onoraria di voceDonna)

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in redazione: Carla Grementieri

8 marzo 2017: la giornata internazionale della donna

8 Marzo'03 - 8 Marzo'17: voceDonna spegne 14 candeline!

8 marzo: per favore non chiamatela 'festa della donna'!

8 marzo: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, una giornata di mobilitazione e riflessione per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne e riflettere su discriminazioni e violenze che le donne subiscono ancora oggi, ogni giorno in tutte le parti del mondo, Italia compresa.

#lottomarzo #nonunadimeno #siamomarea #femminismo #iosonomia

Perché 8 marzo?   Questa data si lega strettamente alla storia del movimento per i diritti femminili, ma anche alle lotte operaie. Ce lo dimostrano le varie ipotesi sulla genesi della celebrazione. La questione è alquanto controversa e sembra proprio che la versione che tutti conosciamo, quella  legata all'incendio divampato in un opificio di Chicago nel 1908, sia  più una leggenda che una verità, anche perché appare strano che  i giornali americani dell’epoca non abbiano riportano alcuna notizia sul luttuoso episodio. Versione 1 (la più diffusa): 129 operaie tessili di un opificio, occupato nel corso di uno sciopero, morirono bruciate vive nel 1908 a Chicago. Versione 2: altre fonti risalgono al 1857 quando a New York centinaia di operaie tessili sarebbero scese in sciopero contro i bassi salari, il lungo orario di lavoro, il lavoro minorile e le inumani condizioni di lavoro. La polizia avrebbe duramente represso lo sciopero. Versione 3: uno sciopero del 1908 cui, sempre a New York, parteciparono molte migliaia (alcuni parlano di 30.000) di lavoratrici tessili. Versione 4: il 3 maggio 1908 al Garrick Theater di Chicago doveva tenersi la solita conferenza domenicale delle donne socialiste. Quel giorno il conferenziere non si presentò. Senza perdersi d'animo, le donne organizzarono la prima Giornata della donna che ottenne una tale risonanza da far decidere di riservare l'ultima domenica di febbraio del 1909 per una manifestazione del diritto al voto femminile. E quella domenica del 1909 divenne il Giorno della Donna. Nel 1910 le socialiste americane proposero a Copenhagen, per la Seconda conferenza internazionale dei partiti socialisti, l'istituzione di questa famosa giornata da fissare nell'ultima domenica di febbraio. In quella sede fu proposto il diritto universale al voto e il riconoscimento dell’indennità di gestazione anche per le donne non sposate. Fu la delegata tedesca del partito socialdemocratico Clara Zetkin a proporre una data per una giornata internazionale della donna. Versione 5: l'8 marzo fu una scelta dovuta a un piccolo fatto accaduto in Russia. Il 23 febbraio del 1917, a S. Pietroburgo, sempre in occasione della Giornata della donna, per le strade sfilarono operaie e mogli di operai, chiedendo pane per i figli e il ritorno degli uomini dal fronte. Il 14 giugno 1921, le donne comuniste riunite a Mosca per la Seconda conferenza internazionale, decisero di scegliere l'8 marzo come giornata internazionale dell'operaia, in ricordo delle donne che sfilarono nel 1917 contro la tirannia zarista. In Italia: oltre al tentativo del 1° maggio 1913, ce ne fu un altro il 12 marzo del 1922, ma la cosa finì lì perché il ventennio fascista stava per cominciare. Dal 1945 la ricorrenza è entrata nel calendario e nella tradizione grazie all'iniziativa  dell'UDI (Unione Donne d'Italia), che l'8 marzo si radunarono al liceo Visconti di Roma insieme alle cattoliche del Centro italiano femminile (CIF), alle vedove, alle  partigiane e alle sindacaliste. Tutte insieme le donne approvarono una Carta della Donna nella quale si chiedeva la parità con l'uomo. Dal 1946, la ricorrenza è stata onorata tutti gli anni, in tutta Italia e nel mondo che riconosce (o dice di riconoscere), i diritti delle donne. Nel 1997 l’UNESCO ha proclamato l’8 MARZO  GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA.

 Mimosa: fiore sovversivo, simbolo di resurrezione e di vittoria. In una riunione preparatoria alla prima giornata della donna del dopoguerra, qualcuno pensò di mettere all'occhiello un fiore che caratterizzasse proprio quella giornata. La mimosa fu scelta (sembra) da Teresa Mattei, una partigiana proto-femminista che di lì ad un anno sarebbe diventata la più giovane (25 anni) delle 21 donne entrate nell'Assemblea Costituente. Teresa ha ricordato così quel momento: 'Luigi Longo, che era sottosegretario del partito e che si occupava delle donne, mi disse: -Facciamo come in Francia dove l'8 marzo offrono mughetti e violette alle compagne-. Pensando che in certi posti in Italia di mughetti e violette non se ne trovavano proprio, proposi la mimosa, fiore povero reperibile dappertutto. Anche se le socialiste storsero il naso, perché avrebbero preferito l'orchidea. Per anni la mimosa è stata considerata un fiore sovversivo e chi la diffondeva era passibile d’arresto'.

Parità e differenze di genere, tassazione e violenza sulle donne: stereotipi e realtà

Anche lo stereotipo che le donne passano davanti allo specchio più tempo degli uomini si è frantumato, le cifre infatti sono sempre più significative: le italiane lavorano di più, sono pagate meno e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle; soltanto nelle ore dedicate alla cura personale il divario è colmato. Due studi elaborati dal Censis e dall'Ocse confermano che il nostro Paese resta il fanalino di coda in Europa nel superare le differenze di genere. Differenza, ad esempio, tra le retribuzioni di uomini e donne: le donne nel settore privato percepiscono salari inferiori del 19,6% a parità di mansioni mentre le occupate nel settore pubblico guadagnano il 3,7% in meno dei colleghi uomini. Complice anche e non solo la crisi economica, nel 2016 l'Italia è al penultimo posto in Europa per occupazione femminile (tra i 15 e i 64 anni) con il 48,2%; ultima è la Grecia mentre prima è la Svezia con il 74,9% . Dal 2008 si è allargato, purtroppo, anche il divario di occupazione femminile italiano tra Nord e Sud: il 57,8% delle donne ha un lavoro a Nord che scende al 54,9% al Centro e precipita ad un 32,3% al Sud. Il divario geografico è netto anche secondo i livelli d'istruzione delle donne: al Nord, con un diploma di terza media, si ha un'occupazione del 44,1%, al Centro del 37,5% mentre a Sud siamo solo al 20,8%. Se il livello d'istruzione aumenta il divario tra Nord e Sud diminuise: le laureate che lavorano al Nord sono il 75%, al Centro il 77% e al Sud il 71.2%. C'è da rilevare che in Italia, dal 1991, il numero di donne laureate è sempre stato maggiore rispetto agli uomini, con un picco del 58,9% nel 2011. In controtendenza, la crisi si scarica più a Nord per le giovani donne (dai 25 ai 34 anni) che hanno visto diminuire la loro occupazione di un 10% mentre al Sud la diminuzione è stata del 3%. Nel Mezzogiorno ci sono le lavoratrici più precarie e a basso reddito. Le donne del Sud continuano ad essere sempre più disoccupate e più scoraggiate per la difficoltà di competere con gli uomini nella ricerca del lavoro; in buona parte hanno rinunciato anche solo a sognarlo.

I ruoli di coppia in positivo al Centro Nord

Nelle coppie tra 25 e 44 anni in cui ambedue i partner lavorano e hanno figli, si è abbassato l'indice di asimmetria e gli uomini sembrano collaborare di più in famiglia ma la trasformazione è concentrata sopratutto nel Centro Nord, mentre la situazione del Sud è rimasta stabile rispetto a 6 anni fa.

Esser donna costa più caro!

Oltre a guadagnare di meno, le donne sono anche penalizzate negli acquisti rispetto agli uomini. Alcuni esempi significativi: shampoo e conditioner per capelli mirati ad una clientela femminile costano il 48% in più rispetto ai prodotti dedicati agli uomini. I jeans per donna costano il 10% in più rispetto a quelli maschili; le biciclette da donna il 6% in più; un taglio di capelli per donne costa in media 2 o 3 volte in più rispetto al taglio per uomo. Gli assorbenti (indispensabili per le donne) sono tassati (ingiustamente) del 22% di IVA e quindi considerati beni di lusso invece che beni di prima necessità! I rasoi da uomo sono invece considerati (giustamente) beni di prima necessità con IVA che grava solo del 4%. Anche la pillola anticoncezionale, diventa una spesa notevole, considerando che nel 2016 è sparita anche l’ultima mutuabile. Adesso la scelta è tra pillole di prima e di ultima generazione, i cui costi variano rispettivamente tra i 3-5 euro e i 10-17 euro. Una differenza non da poco, specie considerando che le pillole più 'pesanti' per l’organismo sono quelle meno costose e scelte soprattutto da donne con difficoltà economiche. L' assicurazione auto per le donne almeno costa meno (anzi costava meno) perché statisticamente sono guidatrici meno a rischio. Ma la parità di genere in questo caso chissà perchè, vale e le polizze auto sono state equiparate (ingiustamente) a quelle degli uomini, con un rincaro del 4%. Qui non si dovrebbe trattare di uomini o di donne ma della categoria che causa meno incidenti e meno spese per le assicurazioni. Se fossero gli uomini meno a rischio dovrebbero (giustamente) pagare meno.

Alcuni dati sulla violenza alle donne

Secondo i dati ISTAT 2016, il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza. La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa dichiarazione adottata dall'Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini".

Femminicidi: in 10 anni (2004-2014) sono state uccise 1157 DONNE da mariti, fidanzati, spasimanti...

[Dati Censis, ISTAT e Centimetri- LA STAMPA]

C'è ancora molto lavoro da fare per le pari opportunità e la parità di genere! #lottomarzo!

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Ancora io mi solleverò (poesia)

Tu puoi scrivere di me nella storia,/con le tue bugie amare e contorte./ Puoi calpestarmi nella sporcizia/
ma io, come la polvere, mi solleverò./La mia sfacciataggine ti irrita? / Perché sei assediato dalla malinconia?/ Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio che sgorgano nel mio salotto./Proprio come le lune e i soli,/con la certezza delle maree, /proprio come la speranza che alta si slancia, ancora io mi solleverò. /Volevi vedermi spezzata?/Con la testa china e gli occhi bassi?/Le spalle cadenti come lacrime./Indebolita dal mio pianto, che viene dall’anima./La mia superbia ti offende?/Non prenderla così male./Perché io rido come se avessi miniere d’oro/scavate nel mio cortile./Puoi spararmi con le tue parole./Puoi ferirmi con i tuoi occhi./Puoi uccidermi con il tuo odio,/ma io, come l’aria, mi solleverò./È la mia sensualità a disturbarti?/Ti arriva come una sorpresa,/ il fatto ch’io danzi come se avessi diamanti/ all’incrocio delle mie cosce? /Fuori dalle capanne della vergogna della storia,/mi sollevo./Su, da un passato che ha le radici nel dolore,/mi sollevo./ Sono un oceano nero, ampio, che balza,/zampillando e gonfiandomi, genero nella marea. /Lasciando alle spalle notti di terrore e paura,/mi sollevo./In un’alba che è meravigliosamente chiara,/mi sollevo./Portando i doni che i miei antenati mi diedero,/io sono il sogno e la speranza dello schiavo./ Mi sollevo./Mi sollevo / Mi sollevo.

Maya Angelou (1928-2014), poeta, scrittrice, attrice, attivista per i diritti civili, statunitense.

'Sono una femminista. Sono femmina da un bel po’ di tempo, ormai.

Sarebbe stupido se non stessi dalla mia parte.'

 

 

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in redazione: Carla Grementieri

8 marzo 2016: la giornata internazionale della donna

8 MARZO 2003-8 MARZO 2016: voceDonna SPEGNE 13 CANDELINE !

8 marzo: per favore non chiamatela “festa della donna”!

8 marzo: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, una giornata di mobilitazione e riflessione per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne e riflettere sulle discriminazioni e violenze che le donne subiscono ancora oggi, ogni giorno in tutte le parti del mondo, Italia compresa.

Perché 8 marzo?   Questa data si lega strettamente alla storia del movimento per i diritti femminili, ma anche alle lotte operaie. Ce lo dimostrano le varie ipotesi sulla genesi della celebrazione. La questione è alquanto controversa e sembra proprio che la versione che tutti conosciamo, quella  legata all'incendio divampato in un opificio di Chicago nel 1908, sia  più una leggenda che una verità, anche perché appare strano che  i giornali americani dell’epoca non abbiano riportano alcuna notizia sul luttuoso episodio. Versione 1 (la più diffusa) : 129 operaie tessili di un opificio, occupato nel corso di uno sciopero, morirono bruciate vive nel 1908 a Chicago. Versione 2: altre fonti risalgono al 1857 quando a New York centinaia di operaie tessili sarebbero scese in sciopero contro i bassi salari, il lungo orario di lavoro, il lavoro minorile e le inumani condizioni di lavoro. La polizia avrebbe duramente represso lo sciopero. Versione 3: uno sciopero del 1908 cui, sempre a New York, parteciparono molte migliaia (alcuni parlano di 30.000) di lavoratrici tessili. Versione 4: il 3 maggio 1908 al Garrick Theater di Chicago doveva tenersi la solita conferenza domenicale delle donne socialiste. Quel giorno il conferenziere non si presentò. Senza perdersi d'animo, le donne organizzarono la prima Giornata della donna che ottenne una tale risonanza da far decidere di riservare l'ultima domenica di febbraio del 1909 per una manifestazione del diritto al voto femminile. E quella domenica del 1909 divenne il Giorno della Donna. Nel 1910 le socialiste americane proposero a Copenhagen, per la Seconda conferenza internazionale dei partiti socialisti, l'istituzione di questa famosa giornata da fissare nell'ultima domenica di febbraio. In quella sede fu proposto il diritto universale al voto e il riconoscimento dell’indennità di gestazione anche per le donne non sposate. Fu la delegata tedesca del partito socialdemocratico Clara Zetkin a proporre una data per una giornata internazionale della donna. Versione 5: l'8 marzo fu una scelta dovuta a un piccolo fatto accaduto in Russia. Il 23 febbraio del 1917, a S. Pietroburgo, sempre in occasione della Giornata della donna per le strade sfilarono operaie e mogli di operai, chiedendo pane per i figli e il ritorno degli uomini dal fronte. Il 14 giugno 1921, le donne comuniste riunite a Mosca per la Seconda conferenza internazionale, decisero di scegliere l'8 marzo come giornata internazionale dell'operaia, in ricordo delle donne che sfilarono nel 1917 contro la tirannia zarista. In Italia: oltre al tentativo del 1° maggio 1913, ce ne fu un altro il 12 marzo del 1922, ma la cosa finì lì perché il ventennio fascista stava per cominciare. Dal 1945 la ricorrenza è entrata nel calendario e nella tradizione grazie all'iniziativa  dell'UDI, Unione donne italiane, che l'8 marzo si radunarono al liceo Visconti di Roma insieme alle cattoliche del Centro italiano femminile (CIF), alle vedove, alle  partigiane e alle sindacaliste. Tutte insieme le donne approvarono una Carta della Donna nella quale si chiedeva la parità con l'uomo. Dal 1946, la ricorrenza fu festeggiata tutti gli anni, in tutta Italia e nel mondo che riconosce, o dice di riconoscere, i diritti delle donne. Nel 1997 l’UNESCO ha proclamato l’8 MARZO  GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA.

 Mimosa: fiore sovversivo, simbolo di resurrezione e di vittoria. In una riunione preparatoria alla prima giornata della donna del dopoguerra, qualcuno pensò di mettere all'occhiello un fiore che caratterizzasse proprio quella giornata. La mimosa fu scelta (sembra) da Teresa Mattei, una partigiana proto-femminista che di lì ad un anno sarebbe diventata la più giovane (25 anni) delle 21 donne entrate nell'Assemblea Costituente. Teresa ha ricordato così quel momento: “Luigi Longo, che era sottosegretario del partito e che si occupava delle donne, mi disse: -Facciamo come in Francia dove l'8 marzo offrono mughetti e violette alle compagne-. Pensando che in certi posti in Italia di mughetti e violette non se ne trovavano proprio, proposi la mimosa, fiore povero reperibile dappertutto. Anche se le socialiste storsero il naso, perché avrebbero preferito l'orchidea. Per anni la mimosa è stata considerata un fiore sovversivo e chi la diffondeva era passibile d’arresto”.

Alcuni dati sulla violenza alle donne

Secondo i dati ISTAT nel 2015  il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza.
La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa dichiarazione adottata dall'Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini".

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE DENTRO E FUORI LA FAMIGLIA: miglioamenti e peggioramenti

(dati ISTAT 2014)

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli sconosciuti sono nella maggior parte dei casi autori di molestie sessuali (76,8%). Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.  E’ in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.  In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.  Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.  Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.  Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.  3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l’ha subìto dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner. Il fenomeno della violenza sulle donne continua ad essere grave e diffuso. Le donne subiscono anche molte minacce (12,3%). Spesso sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%) o colpite con oggetti che possono fare male. Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l’ustione, il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono quelle fisiche (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%). Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato, lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

FEMMINICIDI: in 10 anni (2004-2014)sono state uccise 1157 DONNE da mariti, fidanzati, spasimanti...

 

ilgeniodelledonne40

in redazione: Carla Grementieri

27 gennaio 2016: IL GIORNO DELLA MEMORIA

ILSE HERLINGHER WEBER,

poeta, scrittrice, musicista, donna che amava i bambini tanto che scelse di morire con loro ad Auschwitz

ILSE HERLINGHER WEBER è nata, nella attuale Repubblica Ceca a Witkowitz nel 1903, da una famiglia ebrea di lingua tedesca. Fin da piccola amava la lettura e la musica dilettandosi a suonare la chitarra, il liuto e la balalaika e a scrivere poesie e fiabe per bambini fin da giovanissima; pubblica i primi scritti a 22 anni, entrando così a far parte del variegato mondo intellettuale ceco. Il suo libro più popolare è stato comunque "Mendel Rosenbusch: Racconti per i bambini ebrei" (1929). Il personaggio del titolo, un uomo anziano e gentile, riceve misteriosamente una moneta magica che gli permette di diventare invisibile a volontà e di usare questo potere per compiere buone azioni per i suoi vicini. Arguzia e umorismo rendono queste storie accattivanti per tutte le età. A 27 anni, Ilse si trasferisce a Praga dove sposa Willi Weber da cui avrà due figli maschi, Hanuš e Tomáš.

A seguito dell’occupazione nazista del 1939, decide di mettere in salvo il figlio maggiore Hanuš di soli 8 anni, presso un’amica. Il piccolo Weber era riuscito a partire insieme ad altri seicento bambini ebrei, sottratti ai nazisti grazie all’attività di salvataggio di un agente di borsa inglese, Nicolas George Winton, e spediti in treno nell’unico paese europeo che accettava di accoglierli, l’Inghilterra, dove fu poi affidato a Lilian von Löwenadler, cara amica di Ilse e figlia di un diplomatico svedese, che avrebbe successivamente affidato il bambino alla madre Gertrud che viveva in Svezia.

Nel'40 Ilse, autrice affermata di letteratura per bambini e programmi radiofonici (fiabe trasmesse alla radio), assieme al marito e al figlio più piccolo Tomáš, fu rinchiusa nel ghetto di Praga e successivamente, nel febbraio del '42, deportata a Terezin (Theresienstadt) "il ghetto modello" da cui partivano i trasporti per Auschwitz, dove gli ebrei venivano sterminati. A Terezin Ilse fece l’infermiera ‘nell’ospedale’ dei bambini, creando per loro e per gli altri prigionieri poesie e canzoni che accompagnava suonando il liuto e la chitarra. Una sua poesia suscitò violente reazioni da parte delle SS, senza fortunatamente che Ilse ne fosse individuata come autrice. Un’altra, 'Lettera al mio bambino', indirizzata al figlio lontano, fu tradotta e pubblicata nel 1945 in Svezia e Hanuš poté così leggerla. Ilse Weber lavorava come infermiera per i bambini del campo, facendo tutto il possibile per i piccoli pazienti senza l'aiuto di medicine che erano proibite ai prigionieri ebrei. Ha scritto circa 60 poesie-canzoni- ninne nanne durante la sua permanenza a Terezin e per alcune di queste ha scritto anche la musica. Quegli scritti sono ora diventati patrimonio comune dell’umanità. Erano parole di conforto e di speranza per i detenuti che le imparavano a memoria e vi si aggrappavano; luce nel buio profondo di quel Lager che la storia ricorderà come il Lager dei bambini. Sono ninne nanne, filastrocche, poesie, canzoni, nate nelle notti insonni che Ilse passava in infermeria accanto ai piccoli malati, dopo le lunghe giornate trascorse ad accudirli con lo stesso amore che avrebbero avuto le loro madri. Molte delle sue composizioni, cariche di struggente nostalgia, sono dedicate a Hanuš; altre ai bambini di Theresienstadt; altre ancora ci raccontano ciò che provava, vedeva e viveva all’interno di quell'inferno quotidiano. Nel 1944, il marito fu per primo deportato ad Auschwitz dove riuscì a sopravvivere ma poco prima di partire era riuscito a seppellire sotto terra, in tutta fretta, nel capanno degli attrezzi, le poesie e le canzoni che la moglie aveva composto nei due anni di permanenza a Terezin.

Poco dopo anche Ilse e Tomáš furono inseriti in un "trasporto all’Est". Sembra che Ilse abbia scelto volontariamente la deportazione per non abbandonare i quindici bambini a lei affidati. Così ai primi di ottobre del '44, un gruppo di internati del campo di concentramento di Terezin ricevette l’ordine di salire su un convoglio destinato ad Auschwitz. Fra questi vi era anche ILSE WEBER, una donna meravigliosa e coraggiosa, una scrittrice, poeta, musicista, una ebrea di lingua tedesca, insieme a suo figlio Tomáš e ad altri quindici bambini malati dei quali si prendeva cura giorno e notte. Una volta giunti a destinazione Ilse, il figlio e i 'suoi bambini', furono subito mandati alle camere a gas. Al capolinea del treno Ilse fu riconosciuta da un detenuto che era stato deportato con lei a Terezin; lui la vide che cercava di consolare i suoi bambini messi in fila davanti alle docce e le si avvicinò, mentre le sentinelle erano lontane. Ilse chiese: “È vero che possiamo fare la doccia dopo il viaggio?”. Egli non volle mentirle e rispose: ”No, questa non è una doccia, è una camera a gas. Ti ho spesso sentito cantare nell’infermeria. Entra con i bambini il più in fretta possibile e cantando siediti con i bambini per terra e continua a cantare. Canta con loro ciò che hai sempre cantato. Così inalerete il gas più velocemente, altrimenti verrete calpestati e uccisi dagli altri quando scoppierà il panico”.

La canzone che cantò insieme a suo figlio e agli altri bambini quel 6 ottobre 1944 entrando nelle docce di Auschwitz fu una sua ninna nanna: “Wiegala”. Da quel giorno, questa ninna nanna fu cantata da altri bambini prima di entrare nelle camere a gas di Auschwitz e rimase nella memoria dei sopravvissuti come simbolo del massacro degli innocenti.

Tornato a Praga dopo la guerra, il marito Willi andò a riprendere gli scritti che aveva sepolto e riprese con sé il figlio, che era vissuto in Svezia affidato alla madre di Lilian. Il ricongiungimento fu problematico perché il ragazzo, dopo quei sei anni di lontananza, rifiutava di parlare con il padre su quanto era avvenuto durante la Shoah. Nel 1968, dopo l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei Russi, divenuto giornalista e legato alla primavera praghese, Hanuš fuggì in Svezia dove si stabilì definitivamente. Lentamente, alla rimozione dei suoi primi anni, si sostituì il desiderio di ricostruire la sua storia. Nel 1974, il padre Willi che si preparava a raggiungere la Svezia per collaborare col figlio ad un film sui campi di concentramento, morì improvvisamente d’infarto. Hanuš Weber oggi vive a Stoccolma e suo figlio, nato nel 1977, si chiama Tomáš in onore del fratello minore, ucciso con la madre ad Auschwitz.

Per chi vuole approfondire questa figura di donna eccezionale può leggere il libro 'Quando finirà la sofferenza? Lettere e poesie da Theresienstadt,' di Ilse Weber (Lindau, pp. 292, euro 24,50), frutto di due ritrovamenti: il primo del 1945, quando il marito di Ilse, tornato da Auschwitz, riportò alla luce da dove le aveva sepolte, una cinquantina di poesie composte nel campo dalla moglie Ilse, assassinata insieme al figlio Tomáš. Il secondo è del 1977, ed è il ritrovamento delle lettere scritte da Ilse alla sua più cara amica, Lilian von Löwenadler, a cui nel 1939 aveva affidato il primo figlio, Hanuš, per sottrarlo ai nazisti. Se la storia dei Weber è in sé una storia straordinaria, le poesie composte nel campo da Ilse sono di una struggente bellezza, mentre le sue lettere a Lilian, che vanno dal 1933 al 1944, cioè fino alla deportazione a Auschwitz, sono un eccezionale e vivissimo ritratto, oltre che della sua vita, dei suoi affetti e della sua arte, anche del suo paese, la Cecoslovacchia, man mano che l’ombra dell’antisemitismo e di Hitler si faceva drammaticamente più vicina. Dopo la partenza del figlio, nel 1939, la maggior parte delle lettere è indirizzata al bambino, che Ilse cerca di seguire a distanza, della cui educazione si preoccupa, di cui lamenta la pigrizia nello scrivere, di cui sollecita il mantenimento dell’appartenenza ebraica. Le ultime lettere sono da Tterezin, dove Ilse fa ancora in tempo, prima della deportazione, a piangere la morte dell’amica Lilian in una lettera alla madre Gertrud. Le canzoni di Ilse Weber sono state spesso registrate, particolarmente quella intitolata "Lullaby"; eccellente la registrazione del mezzosoprano Anne Sofie von Otter e di Christian Gerhaher (2007). Nel 2008, la casa editrice Carl Hanser Verlag ha fatto uscire una raccolta di lettere e poesie di Ilse dal titolo: 'Wann wohl das Leid' curate dalla storica tedesca Ulrike Migdal. Anche Hanuš Weber ha poi scritto un libro sulla vita della madre e ha partecipato a vari programmi culturali per commemorarla. In Italia, in questi giorni, il 30 gennaio 2016 al Teatro Comunale di Piacenza, debutterà la ‘Pavel Zalud Orchestra’ con in programma “Wiegenlied, ninnananna per l’ultima notte a Terezin.”con le musiche di Ilse Weber. I componenti l’orchestra suoneranno con gli antichi strumenti originali (poi restaurati), ritrovati a Terezin da Matteo Corradini, scrittore, ebraista ed esperto in didattica della memoria, che ha fondato anche la ‘Pavel Zalud Orchestra’ col nome dell’artigiano che produceva strumenti musicali per bande militari e di paese a Terezin.

Due testi di Ilse Weber:

Wiegala

Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffiare del vento, nel verde canneto risponde l'assolo del canto dolce dell'usignolo. Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffio del vento. Fai ninna, fai nanna, gioia materna, la luna come una grande lanterna, sospesa in alto nel cielo profondo volge il suo sguardo dovunque nel mondo. Fai ninna, fai nanna gioia materna, la luna è come una grande lanterna. Fai ninna, fai nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa! Tutto è quieto, non c'è più rumore, mio dolce bambino, per farti dormire. Fai ninna, fai nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa!

Wiegala, wiegala, weier, der Wind spielt auf der Leier, er spielt so süß im grünen Ried, die Nachtigall, die singt ihr Lied. Wiegala, wiegala, weier, der Wind spielt auf der Leier. Wiegala, wiegala, werne, der Mond ist die Laterne, er steht am dunklen Himmelszelt und schaut hernieder auf die Welt. Wiegala, wiegala, werne, der Mond ist die Laterne, Wiegala, wiegala, wille, wie ist die Welt so stille! Es stört kein Laut die süße Ruh, schlaf mein Kindchen, schlaf auch du. Wiegala, wiegala, wille, wie ist die Welt so stille!


Theresienstadt

Io vado errando per Theresienstadt, col cuore pesante come piombo. Fino a quando il mio cammino si interrompe Proprio ai piedi del bastione. Là rimango nei pressi del ponte E guardo verso la vallata: vorrei tanto andare lontano, e ritornare a casa mia! Casa mia! -- che meravigliosa parola, che tanto mi pesa sul cuore. La casa, me l'hanno tolta E ormai non ne ho più nessuna. Io vado errando rassegnata e triste, oh, quanto tutto questo mi pesa: Theresienstadt, Theresienstadt quando il nostro soffrire terminerà, quando riavremo la libertà?

(Traduzione italiana di Ferdinando Albeggiani)

Ich wandre durch Theresienstadt, das Herz so schwer wie Blei. Bis jäh meine Weg ein Ende hat, dort knapp an der Bastei. Dort bleib ich auf der Brücke stehn und schau ins Tal hinaus: ich möcht so gerne weiter gehn, ich möcht so gern nach Haus! Nach Haus! -- du wunderbares Wort, du machst das Herz mir schwer. Man nahm mir mein Zuhause fort, nun hab ich keines mehr. Ich wende mich betrübt und matt, so schwer wird mir dabei: Theresienstadt, Theresienstadt, wann wohl das Leid ein Ende hat, wann sind wir wieder frei?

 

Alcuni dati:

50.000 furono gli ebrei adulti deportati a Terezin e 15.000 furono i bambini e neonati . Si organizzò per i piccoli una scuola clandestina, dove i bambini potevano disegnare, scrivere e persino recitare. Dopo la guerra ne ritornarono solo un centinaio di cui nessuno aveva meno di quattordici anni. Questi bambini ci hanno lasciato in eredità circa 4.000 disegni e 60 poesie conservate nel Museo Ebraico di Praga, a testimonianza di ciò che vivevano ogni giorno all’interno del Lager.

Il 27 Gennaio di ogni anno si celebra la “Giornata della Memoria”, una giornata che ricorda quel 27 gennaio del'45 in cui le truppe dell'Armata Rossa oltrepassarono per la prima volta i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz ponendo fine all’orrore perpetrato dai nazisti con il genocidio di sei milioni di persone per la stragrande maggioranza ebrei ma anche neri, oppositori politici, asociali, gay, lesbiche,rom diversamente abili, testimoni di Geova. I numeri dell'OLOCAUSTO: 6 milioni di ebrei deportati e sterminati; 90% dei morti era ebreo, il resto rom, gay, oppositori; 4 milioni di uomini, donne e bambini torturati; 5951 italiani deportati ad Auschwitz solo 356 uscirono vivi ; 7650 persone trovate ad Auschwitz il 27 gennaio 1945; 7 tonnellate di capelli di uomini, donne e bambini uccisi ad Auschwitz; 3 mila SS di stanza nel lager; 4 camere a gas e 46 forni dove venivano bruciati 22 mila corpi al giorno. Le vittime della Shoah in Italia furono in totale 6806: di cui arrestate dai tedeschi 2444, arrestate dagli Italiani 1951, arrestate da tedeschi e italiani assieme 322 , dato ignoto 2079.
 

 

ilgeniodelledonne39

in redazione: Carla Grementieri

25 novembre 2015

Perché 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne?

Il 25 novembre 1960, su una strada di montagna della Repubblica Domenicana, furono violentate e assassinate Mate, Minerva e Patria, le sorelle Mirabal, impegnate nella lotta di liberazione contro la dittatura del generale Rafael Trujillo. Il brutale assassinio provocò una profonda emozione nella nazione e favorì il rafforzarsi del movimento contro la dittatura che di lì ad un anno fu sconfitta.  Le tre sorelle, soprannominate Inolvidables Mariposas (Farfalle Indimenticabili), sono diventate il simbolo della lotta alla violenza contro le donne.  La data del 25 novembre, dedicata alla giornata Internazionale della violenza contro le donne, fu stabilita nel corso del primo Ecuentro Feminista de Latinoamérica el Caribe, Bogotà, luglio 1981.
 

FEMMINICIDIO

 

Donna

Il rosso accende l'erba della notte

che cresce nei campi della violenza

inseguendo frammenti del passato

intrisi di possesso e gelosia

 

Donna

Ti senti annullare in cerchi frantumati

quando il fuoco accende il ventre

Occhi grandi e profondi trascinati dalla seduzione

 

Donna

Nell’angolo della fantasia che cancella la memoria

il vuoto segue la vita e la morte

O si grida O si bisbiglia O si tace

 

Donna

La paura diventa una due mille paure

Più la provi Più la meriti Più la vuoi

Una volta vittima sei per sempre vittima

 

Donna

Chiusa nella gabbia del presente

Prigioniera di un tempo inesorabile

che brucia le vene delle verità

 

Donna

Si uccide la memoria del futuro

I battiti del tempo rimbombano

nell’immagine che diviene frammento

 

Donna

E così si scrivono sui taccuini

le note del finto amore

con le tracce delle donne scomparse

 

    25.11.2014 © Carla Grementieri - Tutti i diritti riservati

     

In Italia nel 2014 le donne uccise per mano di un uomo sono state 152 (quasi una ogni 2 giorni). Assassinate da mariti, fidanzati, ex, spasimanti... Ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente violenti, anche per motivi futili. Storie sempre più terrificanti,  storie infinite di femminicidi, perché in questo nostro Paese attanagliato  dalla  crisi e dalla legge di stabilità, dalla politica da quattro soldi  e dalla ‘spazzatura’ televisiva, dalle poco efficaci leggi contro il femminicidio e  da soli  vuoti proclami,  tutto rimane invariato per quanto riguarda la violenza sulle donne. Tutto conta, tutto è importante, meno che il rispetto per le donne, i diritti delle donne anche se  costituiamo  oltre il 50% della popolazione...

Dati terribili: 152 donne le donne uccise nel 2014; nel  75%  le donne vengono uccise all’interno di un contesto familiare;  2.500 femminicidi in 12 anni (2000-2014); nel 49% dei casi da un partner possessivo. Ben oltre  150 femminicidi all'anno dunque, un vero e proprio  bollettino di guerra che dobbiamo aggiornare quotidianamente. E a parte gli omicidi, nel nostro Paese ogni anno si contano 14 milioni di episodi di violenza contro le donne, un dato senz'altro sottostimato. In più soltanto il 7 % delle donne denuncia gli autori di questa violenza e l’omertà di questo silenzio viene a costare alla collettività più o meno quanto tre manovre finanziarie.  Il flusso continuo del sangue delle donne uccise dalla violenza degli uomini ci deve far riflettere tutti e tutte (non solo in occasione del 25 novembre). Bisogna cercare di rompere quella cortina di indifferenza che come una fitta nebbia sta coprendo “la violenza sulle donne”, diventata   problema fondamentale per l’intera  società; argomento che deve essere portato all’ordine del giorno da tutte le Istituzioni.  Centinaia  e centinaia  di manifestazioni ed eventi messi in calendario per la ricorrenza del 25 novembre,   in ogni parte d'Italia, ci chiamano a gran voce,Donne e  Uomini insieme, ad essere attivi, a partecipare, a sensibilizzare contro la violenza sulle donne… Tutte e tutti insieme per cercare di cambiare gli stereotipi femminili e maschili con l’educazione  al rispetto e alla considerazione   delle donne  nelle scuole di ogni ordine e grado,  riguardando e cambiando   anche i programmi perché (per es.) la storia delle donne è ampiamente ignorata. Bisogna creare una fitta rete di solidarietà e sostegno concreto per le  tante donne maltrattate, abusate, violentate che hanno la forza di dire basta e di  sensibilizzare invece quelle donne che non si rendono neanche  conto di subire violenza! Dobbiamo cercare di rompere e cambiare quel modello culturale squilibrato, maschilista (come è d’altronde la nostra lingua italiana), misogino  e arcaico che attanaglia ancora oggi  la nostra società che è ben lungi da offrire Pari Opportunità a donne e uomini. A tutto questo diciamo basta! Vogliamo un vero rinnovamento, una politica seria che si occupi delle donne, della loro 'dispari opportunità' e della violenza che si abbatte e quotidianamente su di loro!

L' associazione socio-culturale voceDonna è stata fondata l'8 marzo 2003 da un gruppo di donne di Castrocaro Terme e Terra del Sole che avevano giocato a pallavolo nel "6 di Picche", la prima squadra femminile del paese, fondata nel 1968.

voceDonna, in questi dodici anni ha operato, secondo le sue finalità, per:

  • Dar voce alla dignità e ai diritti della persona, specie quelli delle donne e dei bambini per raggiungere una pari opportunità.

  • Sostenere la lotta contro ogni forma di violenza psicologica, economica, fisica e sessuale sulle donne organizzando incontri, seminari, manifestazioni.

  • Tener vivi i valori della Resistenza con partecipazioni, manifestazioni e spettacoli.

  • Incentivare la solidarietà tra persone e popoli con attività educative e formative organizzando corsi gratuiti d'italiano per donne migranti e con manifestazioni, mostre, concorsi e spettacoli con donne di diversa cultura per uno scambio e una valorizzazione dei saperi.