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     - - - v o c e D o n n a i n p o e s i a - - -  

una rubrica di poesia femminile on–line

iniziata il 6 marzo 2005 

curata da Carla Grementieri

La poesia vera è magia sonora e il piacere che dà a chi la ama è un piacere sensuale...(Patrizia Valduga)

Si può contribuire inviando i propri testi a  vocedonna1@gmail.com e diffondere vocedonnainpoesia... Per cortesia, le amiche che inviano versi indichino la città di provenienza e come si desidera pubblicare (con nome e cognome, solo nome, iniziali, pseudonimo, anonimo...)
Le opere saranno pubblicate su www.sguardididonna.it  su facebook Voce Donna, associazione voceDonna e voceDonnaracconta; su twitter: ass.vocedonna  @vocedonna1

- - - voceDonnainpoesia n.109: 14 febbraio  2017

14 febbraio: dedicata  a  tutte le donne che ballano contro la violenza sulle donne-One Billion Rising 

versi di Eve Ensler 

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Corpi che si trovano 
Corpi 
in movimento 
che ballando si sollevano 
roteanti contro i tiranni e i predatori in carica 
marciano contro chi ci divide e con la 
divisione ci sminuiscono e indeboliscono 
protesi verso i calunniati, 
massacrati, attaccati, intimiditi per strada 
schivando le tante bombe che sicari aziendali 
si preparano a scagliare 
Corpi che dicono di no alla tua arroganza 
di no al tuo odio 
Corpi che respirano profondamente 
in ogni segreto passaggio
Corpi che ballano salvi 
ballano liberi 
ballano sensuali e ardenti 
per una paga dignitosa 
ballano dignità integrità
Ballare per sentire il mio corpo 
per conoscere il mio corpo 
e per toccare i parametri esterni ed interni 
del tuo
Io chiamo il tuo corpo 
Tempio 
Tempesta
Godiamo del nostro sanguinare 
Tuffiamoci nel nostro calore 
Balla verso questo sfondo 
Balla verso questo sogno 
Balla verso queste esistenze di corpi 
di sotto 
Balla finché mi ungo 
Balla finché sono liquida, 
scatenata e bagnata 
Balla finché sono pronta 
Balla finché sono curata, nuda 
Balla finché comincio a vedere 
Balla finché sono di nuovo al principio
Il mio corpo è il primo verso di un nuovo poema 
E’ il sacro si a fronte del tuo dubitare 
E’ il grembo in cui puoi sprofondare 
E’ la linea che non puoi varcare 
E’ la carne sacra, fidata
Il mio corpo è tutti i corpi che dico di no allo 
Stupro 
Stupro delle nostre terre 
Stupro dei nostri diritti 
Stupro delle nostre figlie 
Stupro della nostra vita 
Della nostra vita la nostra vita
I corpi che non obbediscono 
Che non saranno governati 
Che allo stato preferiscono la generosità 
Il cui paese è carne 
La cui bandiera è osso 
Che hanno una logica e un linguaggio propri 
Cominciano a trovare un ritmo che non si può fermare 
un passo da ripetere e condividere
Dobbiamo ballare ora 
mi senti? 
Dobbiamo ballare per la nostra vita 
Dobbiamo ballare per la terra 
Dobbiamo ballare per i figli e le figlie 
Dobbiamo ballare per un nuovo mondo 
Puoi muovere i piedi? 
Scuotere le anche? 
Alzare le braccia? 
Sculettare? 
Puoi emettere un gemito? 
dalla pancia (gemito) 
dal cuore (gemito) 
dalla vagina (gemito) 
Puoi chiamare il tuo corpo 
Chiama il tuo corpo 
Puoi chiamare i nostri corpi casa?

 

EVE Ensler (1953), drammaturga, poeta, sceneggiatrice e regista.

Il successo da drammaturga è legato principalmente all'opera I monologhi della vagina, scritta nel 1996tradotta in 35 lingue e rappresentata in tutto il mondo. Da questa pièce teatrale è nato il V-Day, contro la violenza sulle donne  del 14 febbraio  dove le donne di tutto il mondo ballano contro la violenza. (one billion rising).

 

- - - voceDonnainpoesia n.108: 10 dicembre  2016

10 dicembre: dedicata ad EMILY DICKINSON che nasce il 10 dicembre e  

a tutte le donne che diventano 'più nuove ogni giorno'

versi di EMILY DICKINSON,


'Noi non diventiamo vecchi con gli anni, ma più nuovi ogni giorno.' 
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Ho preso un Sorso di Vita 
Vi dirò quanto l’ho pagato 
Precisamente un’esistenza 
Il prezzo di mercato, dicono.
M’hanno pesata, Granello per Granello 
Bilanciata Fibra con Fibra,
Poi m’han dato il valore del mio Essere 
Un solo Grammo di Cielo! 


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Sono la piccola "Viola del Pensiero"! 
Non mi curo di cieli imbronciati!
Se la Farfalla tarda Posso, per questo, mancare? 
Se il Codardo Bombo Resta al calduccio, 
Io, devo essere più risoluta! 
Chi farà la mia apologia? 
Caro - Antiquato, fiorellino! 
L'Eden, anche, è antiquato! 
Gli uccelli sono tipi all'antica! 
Il cielo non muta il suo azzurro. 
Né io, la piccola Viola del Pensiero - 
Sarò mai indotta a farlo 


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Nella Cassetta d'Ebano, volati gli anni 
Scrutare reverenti - 
Soffiando via la vellutata polvere 
Che le estati hanno cosparso!
Tenere alla luce una lettera - 
Ingiallita - ora - dal tempo - 
Compitare le sillabe sbiadite 
Che ci esaltarono come un Vino! 
Forse nell'esame un avvizzito Fiore 
Fra le sue cose ritrovare - 
Colto chissà quando, un qualche mattino - 
Da una mano galante - ormai polvere! 
Un ricciolo, forse, da una fronte 
Dimenticata dalla nostra costanza - 
Forse, un antiquato gingillo - 
Di foggia ormai scomparsa! 
E poi riporre tutto in silenzio - 
E andarsene per i fatti propri - 
Come se la piccola Cassetta d'Ebano 


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Se tu dovessi venire in autunno

mi leverei di torno l'estate

con un gesto stizzito ed un sorrisetto,

come fa la massaia con la mosca.

 

Se entro un anno potessi rivederti,

avvolgerei in gomitoli i mesi,

per poi metterli in cassetti separati -

per paura che i numeri si mescolino.

 

Se mancassero ancora alcuni secoli,

li conterei ad uno ad uno sulla mano -

sottraendo, finché non mi cadessero

le dita nella terra della Tasmania.

 

Se fossi certa che, finita questa vita,

io e te vivremo ancora -

come una buccia la butterei lontano -

e accetterei l'eternità all'istante.

 

Ma ora, incerta della dimensione

di questa che sta in mezzo,

la soffro come l'ape-spiritello

che non preannuncia quando pungerà.

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Per un istante d'estasi
Che prezzo d'angoscia paghiamo
Nella stessa misura fremente
Di quell' istante d'estasi.
Per un'ora che fu la più cara
Quali aspri compensi per anni,
Che amari spiccioli contesi
E che scrigni colmi di lacrime. 


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Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo.

La fortuna non è dovuta al caso ma alla fatica, il costoso sorriso della buona sorte si deve guadagnare.

Se potessi rivederti fra un anno farei tanti gomitoli dei mesi. Se l'attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita la mia e la tua proseguiranno insieme, getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l'eternità.

Molta pazzia è il Sentimento più sublime
Ad un Occhio perspicace.
Molto Sentimento,
la Pazzia più desolante.

Non esiste un vascello veloce come un libro, per portarci in terre lontane, né corsieri come una pagina, di poesia che si impenna - questa traversata può farla anche il povero senza oppressione di pedaggio - tanto è frugale il carro dell'anima.

L'amore è anteriore alla vita, 
Posteriore alla morte, 
Iniziatore della creazione, 
e L'esponente del respiro.

Noi non diventiamo vecchi con gli anni, ma più nuovi ogni giorno. 


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Emily Elizabeth Dickinson (1830-1886), poeta statunitense,è considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. Nata il 10 dicembre 1830 ad Amherst (Massachusetts) da una famiglia borghese di tradizioni puritane. I suoi studi non furono regolari: durante gli anni delle scuole superiori decise, di sua spontanea volontà, di allontanarsi dal College Femminile di Mount Holyoke. Le sue amicizie furono scarse e i viaggi pure. Emily infatti visse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata e dove morì; ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut. La giovane donna amava la natura, ma era ossessionata dalla morte; vestiva solo di bianco in segno di purezza. Si innamorò di un pastore protestante ma il suo rimase, sembra, un amore platonico a cui dedicò molte sue opere. Gran parte della sua produzione poetica riflette e coglie non solo i piccoli momenti di vita quotidiana, ma anche i temi e le battaglie più importanti che coinvolgevano il resto della società. Più della metà delle sue poesie fu scritta durante gli anni della Guerra di secessione americana. Spesso i versi di Emily dicono tutta la verità anche se indirettamente.


 

- - - voceDonnainpoesia n.107: 21 marzo 2016


 

21 marzo: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA POESIA

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dedicata a tutte le donne che scrivono versi

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versi di

ALDA MERINI, SAFFO, ANNA ACHMATOVA, EMILY DICKINSON,

 MARIA LUISA SPAZIANI, ANTONIA POZZI,

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ALDA MERINI

Sta per arrivare la primavera, le gemme sugli alberi. Io da bambina mangiavo i fiori. La primavera porta un’esplosione di luci e d’amore. La ricerca dell’innamorato si fa più intensa, nel senso di ricercare nell’innamorato il seme per farne una poesia personale. Non è necessario che tutte le poesie vengano pubblicate, ma è indispensabile sentire l’amore come una poesia perché questo è il bello della vita. Senza questo seme non nascono i sentimenti, non nascono i figli, non nasce nulla. E’ tempo quindi di primavera, il tempo della -compiuta donzella-.


 

Esulta primavera dai lini puliti,

candida colomba, siepe dai molti pensieri.

Esulta pane fragrante di ogni giovane donna,

nume conviviale, manto della grandezza.

 

Ed era a te che venivo saziata di molte colpe,

donna su donna, preda su preda,

attenta che io non cadessi

nei fossi dei grandi valloni

dove piena di fiamme e ardori

veda lo specchio del male.

 

Ahimè miele infinito delle foglie,

passione del mio discorso,

passione di questa vita, vuoto della balena.

 

Esulta donna di canto,

esulta giovane donna,

stanca poetessa d’ordine universale

e canta nutrita del nulla,

tutti i bei fiori sciogli

che hai dentro la prima parola.


 

Alda Merini “reato di vita, autobiografia e poesie”.

A cura di Luisella Veroli. Melusine, Associazione Culturale per comunicare saperi ed esperienze di donne.

(dicembre 2009)


 

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SAFFO

Un boschetto di meli

Un boschetto di meli: sugli altari
bruciano incensi.
Mormora fresca l'acqua tra i rami
tacitamente,tutto il mondo è ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
un molle sonno
e di fiori di loto come a festa
fiorito è il prato, esalano gli aneti
sapore di miele

***

E’ tutta incoronata di fiori la terra

di fiori di ogni colore.

Ceci di oro crescevano

lungo le spiagge del mare.

.......................................


 

ANNA ACHMATOVA

 

S’era intorno placato il cupo mare,

tornavano le rondini nei nidi,

la terra di papaveri era rossa,

felicità tornò lungo la riva.

Giunse l’estate in una notte sola,

e così non si vide primavera.

 

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 EMILY DICKINSON


 

Un po' di Follia in Primavera
È salutare persino per un Re,
Ma Dio sia con il Clown -
Che considera questa formidabile scena -
Questo totale Esperimento di Verde -
Come se fosse suo!

***

Caro Marzo - Entra -
Come sono felice -
Ti aspettavo da tanto -
Posa il Cappello -
Devi aver camminato -
Come sei Affannato -
Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri -
Hai lasciato bene la Natura -
Oh Marzo, Vieni di sopra con me -
Ho così tanto da raccontare –

***

Primavera

Non so incontrare la Primavera

con distacco

Sento l'antico desiderio

Un 'Urgenza a un protrarsi,

mescolata,

Una Licenza d'esser bella

Una Competizione nei miei sensi

Con qualcosa, nascosta in Lei

E quando svanisce,

il Rimorso

Di non aver visto di più di Lei


***

Sono più miti le mattine,

e più scure diventano le noci,

e le bacche hanno un viso più rotondo,

la rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia,

e la campagna una gonna scarlatta.

Ed anch’io, per non essere antiquata,

mi metterò un gioiello.

............................................

 

 MARIA LUISA SPAZIANI

 

 A piene mani il tuo declino bevo

estate di città, fumo di menta

e terra e pioggia, e grappolo tardivo

di sole sulle pietre. Dai terrazzi

un’onda di campanule rapisce

nella fuga del vento il viola estremo

vince.

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ANTONIA POZZI

 

Il prato

Tutto il prato è un traforo
di luci a cento a cento!
Son ranuncoli d'oro,
son viburni d'argento:
son corimbi sospesi
sul velluto dell'erba:
son gli occhietti accesi
dell'estate superba.
E così sembra il prato,
trapunto di colori,
un cielo costellato
che ha per stelle i fiori.

 

- - - voceDonnainpoesia n.106: 21 giugno 2015 - - -

dedicata a tutte le donne di inchiostroDonna che amano scrivere

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Sulla strada verso il mare

Ci oltrepassammo l’un l’altra, ci voltammo e ci fermammo per un’ora e mezza, poi andammo per la nostra strada,
Io che provoco il riso di altre donne, il tuo non lo accesi –
Ma nessuno può spostare montagne in un sol giorno.
Ecco che resta ancora da compiere quest’ impresa.
Ma prima voglio la tua vita: – prima di morire voglio guardare
Il mondo che sta dietro l’estraneità dei tuoi occhi,
Non c’è nulla d’allegro o di fresco, laggiù, ch’io possa ottenere per me, può essere,
Eppure su campi bruni c’è
Un fiore purpureo, ossessionante: non si trova nei cieli grigi
E nei mari grigi?
Io voglio il mondo che è dietro i tuoi occhi,
Io voglio la tua vita e tu, non la darai a me.
Ora, se osservo, ti vedo camminare lungo gli anni,
Giovane, e in mezzo ai campi d’agosto – un viso, un pensiero, un sogno in bilico
poggiato su una scala – ;
Avrei voluto insegnarti le lacrime (così vili, siamo!)
Ma più di tutto averti fatto ridere.
Oggi non è abbastanza, neppure ieri: Dio vede tutto–
La tua lunghezza su distese assolate, le notti insonni di pioggia – ; dimmi – ;
(com’è vano chiedere), ma questa non è una domanda – solo un’invocazione – ;
Mostrami allora, solo i tuoi pollici feriti dopo aver scalato il muro del giardino,
Mi piaci di più quando sei piccola.
È una cosa sciocca da dire, questa,
Non avendo passato un solo giorno con te?

Non importa; io non toccherò mai i tuoi capelli
Né ascolterò il lieve battito dietro il tuo petto,
Eppure è là.
E come un uccello in volo
Sfiora soltanto i rami su cui non trova sosta
Io ho sfiorato la tua mano e ho sentito
La bambina in te: preferisco quella
così piccola, oscura, dolce: ed eri anche allora tanto grave e saggia?
Sempre, credo. Dunque metti la tua minuta, lontanissima mano nella mia; –
Oh! Lasciala riposare;
Non resterò attonita nel mondo remoto al di là degli occhi dischiusi,
Neppure vesserò o spaventerò ciò che amo di più.
Ma voglio la tua vita prima che la mia sanguini via –
Qui – non in un celestiale avvenire – subito, –
Voglio il tuo sorriso per questo stesso pomeriggio,
(L’ultimo di tutti i miei vizi, usano dire le persone gradevoli,
Pretendo e a volte ottengo – la Luna !)
Conosci, all’imbrunire, l’ultimo canto d’uccello,
E tutt’ intorno alla casa il battito d’ala del pipistrello in volo basso,
Gli alberi che anneriscono contro il cielo
E poi – quanto rapidamente la notte!
Non più alcuna tua ombra su nessuna strada splendente,
E alla fine di questa, che s’oscura – quale voce? di chi, il bacio? Come avevi detto tu!
Non sono io ad aver camminato accanto a te, non sarò io a portar via
Pace, pace, la mia piccola manciata dal grano dello spigolatore
Dai tuoi campi mietuti al chiudersi del giorno.
Pace! Non moriresti, piuttosto,
vacillando, – con tutti i cannoni al tuo orecchio
Questo, alla fine, accadrebbe a me,
E potrei non essere qui
Stanotte, domattina o il prossimo anno.
Ma ti lascerò tenere la tua vita ancora per un momento,
Vedi cara?
Ti ho fatto sorridere

 

Charlotte Mary Mew (1869 -1928, Londra)

 

Charlotte è nata il 15 novembre  del 1869  nel quartiere di di Bloomsbury a Londra ed è morta suicida  il 24 marzo  del 1928 sempre nella  capitale britannica.  Ebbe una vita familiare difficile e tragica  con la morte del padre architetto  e di tre fratelli in tenera età;  altri due fratelli soffrirono di disturbi psichici  con ricovero in manicomio mentre la sorella preferita, Anne,  morì di cancro nel 1927. Anche la sua vita sentimentale è stata  molto travagliata: si innamorò di due donne (le scrittrici  Ella D’Arcy  e May Sinclair)  che la derisero  e la trattarono in maniera crudele quando Charlotte palesò i suoi sentimenti. Dopo la morte dell'amatissima sorella Anne, Charlotte cadde in una profonda depressione e decise di mettere fine ai suoi giorni bevendo un disinfettante nella casa di cura dove era ricoverata. Ora riposa nel cimitero di Hampstead, Londra NW6. Charlotte Mew ha pubblicato il primo racconto nel 1894 su The Yellow Book, mentre la sua prima raccolta di poesie, 'The Farmer's Bride', è stata pubblicata nel 1916. Charlotte Mew aveva numerosi estimatori, tra cui  la scrittrice e saggista Virginia Woolf, il poeta e saggista  Ezra Pound, la poeta  Sara Teasdale, lo scrittore e poeta John Masefield,  lo scrittore Hugh Walpole. Primo fra tutti fu lo scrittore e poeta  Thomas  Hardy. I critici hanno notato che Hary e Charlotte si sono  influenzati a vicenda.


 

Nella vasca da bagno del tempo


 

A mollo nella vasca da bagno del tempo
non uscirò prima di avere piedi a pieghe
A mollo nella vasca da bagno del tempo
Non uscirò prima di avere le dita grinze ma

Ho vissuto poco finora
E dicono che il meglio verrà da ora in poi
Ma ho già sbagliato tanto finora
Ed ho imparato tanto ma sbaglio ancora e poi

Voglio diventare vecchia con ricordi tutti intatti
E senza i lobi a penzoloni ad insegnarmi che non è poi
sempre bello ostentare le ricchezze che hai
Lascio mettere agli altri gli orecchini pesanti

E dicono che il meglio verrà da ora in poi
E dicono che il meglio verrà da ora in poi

Voglio diventare vecchia con ricordi tutti intatti
E con le rughe tatuate a ricordarmi quanto è stato bello
ridere con gli occhi e con le labbra
schiva chi si conforta con espressioni di gomma

Voglio diventare vecchia con ricordi tutti intatti
e con le rughe tatuate a ricordarmi quanto è stato bello
ridere con gli occhi e con le labbra
schiva chi si conforta con espressioni di gomma

Voglio diventare vecchia, senza fretta
Voglio diventare vecchia, senza fretta
Voglio diventare vecchia, senza fretta e insieme a te.

 

Erica Mou,  cantautrice italiana (Bisceglie, 1990)

 

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Filastrocca sulla donna

 

O troppo alta, o troppo bassa,
le dici magra, si sente grassa,
son tutte bionde, lei è corvina,
vanno le brune, diventa albina.
Troppo educata! piaccion volgari!
Troppo scosciata per le comari!
Sei troppo colta e preparata,
intelligente e qualificata,
il maschio è fragile, non lo umiliare,
se sei più brava non lo ostentare!
Sei solo bella ma non sai far niente,
guarda che oggi l’uomo è esigente,
l’aspetto fisico più non gli basta,
cita Alberoni e butta la pasta.
Troppi labbroni, non vanno più!
Troppo quel seno, buttalo giù!
Sbianca la pelle, che sia di luna
Se non ti abbronzi, non sei nessuna!
L’estate prossima, con il cotone
tornan di moda i fianchi a pallone,
ma per l’inverno, la moda detta,
ci voglion forme da scolaretta.
Piedi piccini, occhi cangianti,
seni minuscoli, anzi, giganti!
Alice assaggia, pilucca, tracanna,
prima è due metri poi è una spanna
Alice pensa, poi si arrabatta,
niente da fare, è sempre inadatta
Alice morde, rosicchia, divora,
ma non si arrende, ci prova ancora.
Alice piange, trangugia, digiuna,
è tutte noi,
è se stessa, 
è nessuna.

Lella Costa, attrice.


 

Tratto dalla prefazione di Lella Costa ad 'Alice nel paese delle meraviglie'. 
'Questa filastrocca – perdonate l’autocitazione – l’ho scritta per la mia versione teatrale di Alice, e non ne sarei mai stata capace senza la frequentazione assidua e benefica del suo autore: è stata la sua vertiginosa, travolgente capacità di giocare con le rime e i ritmi, a farmi osare tanto.' (Lella Costa)

 

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Oggi ho scelto me stessa

 

Per essere magnifica

oggi, ho scelto me stessa.

Ho scelto di essere la Regina del mio proprio territorio.

Di nominare me stessa come colei che governa la mia vita.

Non aspetterò l’approvazione altrui.

Agirò per mio conto e secondo il mio sapere interiore.

Ho scelto di ascoltare questo grande cuore dentro di me.

Di onorare ciò che vuole, ciò di cui ha bisogno, ciò a cui anela.

Non permetterò più che sacre parti di me stessa

si sentano prive di valore, in frammenti e isolate.

Ho scelto di prendere spazio in questo Universo.

Di abitare questo vascello del sé, che è il mio tempio sacro.

Non nasconderò più a lungo i miei doni

o permetterò alla paura di tenermi distante dalla mia grandezza.

Ho scelto di essere meravigliosa come sono veramente.

Di esplorare appunto chi potrei essere, dopo tutti questi anni.

Non giudicherò me stessa per i luoghi dove non ho ancora viaggiato,

o i modi in cui sono stata non vera.

Ho scelto di perdonare me stessa e di lasciar andare le vecchie storie

per fare spazio affinché nuove storie, persino leggende, emergano.

Non rinuncerò ai miei sogni e alle mie visioni ne’ permetterò

ad altre idee di spingere in un angolo le mie.

Penserò i miei propri pensieri.

Ho scelto di innamorarmi di chi sono, come sono, proprio adesso.

Di abbracciare il disordinato e il prodigioso dentro di me.

Non assottiglierò la mia luce un giorno di più. Ascoltami bene.

Io lascio andare le ombre. Mani aperte. Cuore aperto. Puff!

Ho scelto di vedere me stessa e di essere vista da te, anche.

Di trovarti e danzare con te e farti sapere che ti vedo.

Ho scelto di vedermi come intera, sacra, di valore e selvaggiamente me stessa.

E, oh! Non è ancora abbastanza. Ho scelto di essere oltraggiosa!

Essere magnifica non è un abbandono. E’ una scelta. Ascoltami bene.

Sei pronta per questo? Io lo sono. Oggi, ho scelto me stessa.

Ho scelto di essere magnifica!

 

Shiloh Sophia Mccloud, artista, pittrice, poeta  statunitense (1970)

Traduzione di Maria G. Di Rienzo

 

 - - - - - voceDonnainpoesia n.105: 9 novembre 2014 - - - - -

dedicata a tutte le donne che scrivono poesia

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versi di Carla Grementieri e Giorgia Monti

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Nuova

Avevo un amore.

Giovane.

Apparecchiato come la Pasqua.

Sfondava le finestre.

Ululava per le strade diurne

della speranza cieca.

Era bello come la notte brizzolata di stelle

e vento lucido.

Andava giù alla grande

senza acqua nel bicchiere.

Rubava brillantina alle farfalle

faceva nodi in gola ai grilli

cadeva con chi cade.

Fresco saltellava tra ali di zucchero nero

e lingue di burrasca.

Piovve.

Scardinò il portone

giocò i suoi quattro assi

e stese il tappeto della raccolta gemente.

Sparò a salve sulla bonaccia.

Io mi ferii la testa con un'aureola

di idee sante e farlocche.

Lo chiusi con la chiave gettata

alla mia nascita.

La combinazione fece cilecca.

La minacciai con un calcio.

Mi restò un segno di scortico blu

sul ginocchio destro.

Era una cosa che non potevo vedere.

Lui rise ancora parecchio.

Poi la tovaglia fu tolta.

Aveva un colore e una stampante.

Riconobbi il timbro.

Fu per sempre senza mai essere.

Fu la gioventù a fare il suo dovere.

Adulta adulterata sconfessa adulterio

premendo on sull'aspirapolvere.

 

(© Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati) Cicorivolta Edizioni

 

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                                                                                                                      Volteggia il giraSole attorno a noi

Saliamo sulla sua ruota e sorridiamo

Il Viaggio sta per cominciare

alla ricerca di un mondo in cui

incontreremo di nuovo noi stessi...

 

Viandante

 

Dove il cuore scala le montagne

e la mente scivola su un petalo di rosa

ho scavato in un luogo senza tempo

Con i ricordi sul seno di un’onda

si scontra un pensiero di farfalla

Sul battito di un’illusione scoppia la felicità

e su una raffica di vento mi tuffo nell’ eros

Ti amerò così Catturata dalla tua pelle

per stare nel segreto senza violarlo

Mistero della vita sulla foglia profumata del lauro

Sboccia il potere di essere sé stessi

Corpi in fusione scuotono l’anima

col sapore delle nostre lingue

dove la vita appare un Viaggio felice

Amalgama di bellezza Calamite di desiderio

Attimi di felicità da indossare come abiti di gala

Forma perfetta di un arcano

nel cono d’ombra ritagliato tra due luci

dove l’io cerca il suo altro

Nella culla di Afrodite sullo scoglio di Petra Tou

il mio pensiero Nomade e Migrante

oltrepassa le logiche della ragione

e va oltre la fine e il confine

del pensare e del domandare

 

tratto da: Carla Grementieri 'Acquerelli di Viaggio. parole&immagini'. voceDonnaedizione, 2014

©Carla Grementieri - Tutti i diritti riservati

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Associazione voceDonna

autorJtinera

circuito culturale della provincia di Forlì-Cesena

DOMENICA 9 NOVEMBRE ore 16 -TERRA DEL SOLE, Castello del Capitano di Piazza.

presentazione dei libri di poesia:

Acquerelli di Viaggio di Carla Grementieri (voceDonnaedizione)

AA.VV. Rime in Romagna. (Il Violino Edizioni)

Poesie, anteprima di Giorgia Monti.

Sabina Spazzoli dialoga con le autrici Carla Grementieri e Giorgia Monti.

 

voceDonnainpoesia n.104: 16 febbraio 2014

dedicata a Saffo

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                         versi  inediti di Saffo

 

“ Poema dei fratelli”

..ma tu non fui che ripetere che Carasso è arrivato

con la nave stracolma :è cosa, credo,

che sanno Zeus e tutti gli dèi , ma non a questo

tu devi pensare,

 

bensì a congedarmi e invitarmi a rivolgere

molte suppliche a Era sovrana perché

giunga fin qua portando in salvo

la sua nave Carasso

 

e sane e salve (o sani e salvi) ci trovi:

tutto il resto affidiamo ai numi,

ché a grandi tempeste d’improvviso

succede il bel tempo.

 

 Coloro a cui il sovrano d’Olimpo voglia

mandare un demone che infine li protegga

dalle traversie, quelli felici

e molto prosperi.

 

Anche noi, se alzasse la testa Larico

e diventasse finalmente un vero uomo,

allora sì  che saremmo subito liberate (o liberati)

da molte tristezze.

 

Saffo (VII-VI sec. a.C)

Traduzione di Franco Ferrari

Recentemente è stata fatta una scoperta tra le più importanti per gli amanti e studiosi del mondo classico.

E’ stato rinvenuto infatti un frammento di papiro del III secolo d.C. La scoperta è del professor Dirk Obbink dell’Università di Oxford che ha ricevuto, da un collezionista anonimo di Londra, un frammento su cui erano custoditi due poemi inediti di Saffo.

L’evento nella letteratura classica è a dir poco sensazionale. Saffo è stata una delle figure più misteriose della poesia della Grecia antica. Le sue poesie sono prevalentemente incentrate sul tema della passione amorosa e sul tormento che l’amore provoca. Nella biblioteca di Alessandria è possibile trovare la sua opera divisa in otto o nove libri. I frammenti finora erano solo quattro ad eccezione dellInno ad Afrodite che era un componimento conservato integro dalla tradizione e che apre il primo libro dell’edizione alessandrina delle opere della poetessa.

L’immortale  poeta di Lesbo, in questi versi inediti si mostra in ansia per il fratello Charaxos  (Carasso), che è andato lontano, per mare. La sua nave ancora non fa ritorno. E  si sa,  da altre testimonianze antiche, che il fratello  aveva  perso la testa per una celebre etera (prostituta) di nome Rhodopis, che abitava a Naucrati, in Egitto. Sembra che per amore di questa ragazza Charaxos abbia dilapidato il suo notevole  patrimonio di commerciante. A questa vicenda, dunque  allude l’inedito appena scoperto che cita  anche un altro fratello di Saffo, Larichos (Larico). Di lui fin qui si sapeva solo  che si distingueva come coppiere nei simposi.

 

                                                « … la cosa più bella, io invece dico
                                                     che è ciò che si ama »

 

L’inno ad Afrodite

 Afrodite eterna, in variopinto soglio,
Di Zeus fìglia, artefice d'inganni,
O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio,
Di noie e affanni.

E traggi or quà, se mai pietosa un giorno,
Tutto a' miei prieghi il favor tuo donato,
Dal paterno venisti almo soggiorno,
Al cocchio aurato

Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli
Te guidavano intorno al fosco suolo
Battendo i vanni spesseggianti, snelli
Tra l'aria e il polo,

Ma giunser ratti: tu di riso ornata
Poi la faccia immortal, qual soffra assalto
Di guai mi chiedi, e perché te, beata,
Chiami io dall'alto.

Qual cosa io voglio più che fatta sia
Al forsennato mio core, qual caggìa
Novello amor ne' miei lacci: chi, o mia
Saffo, ti oltraggia?

S'ei fugge, ben ti seguirà tra poco,
Doni farà, s'egli or ricusa i tuoi,
E s'ei non t'ama, il vedrai tosto in foco,
Se ancor nol vuoi.

Vienne pur ora, e sciogli a me la vita
D'ogni aspra cura, e quanto io ti domando
Che a me compiuto sia compi, e m'aita
meco pugnando. »

Traduzione di Ippolito Pindemonte

Nell'inno ad Afrodite, forse una delle più belle e delicate liriche pervenuteci, Saffo esprime la pena e l'ansia per l'amore non sempre corrisposto e il penoso tormento che questo le dà. Questa lirica assume la forma di una preghiera in cui, con il richiamo di un incontro precedente, cerca di coinvolgere la dea in suo favore ed ella pronta interviene in maniera diretta con la promessa che Saffo si aspetta .In questa poesia la forza emotiva si coniuga con l'eleganza e la dolcezza delle espressioni che raggiungono l'acme nella sesta strofa in cui la parola della dea diventa impegno, conciso e perentorio. Pindemonte, nella sua mirabile traduzione, è riuscito a cogliere e a rappresentare lo stato d'animo che la poetessa ha trasfuso nell'ode, mantenendo al contempo la potenza della passione e la soavità del tono poetico.

 

voceDonnainpoesia n.103: 12 ottobre  2013  

dedicata a Katia Zattoni*

*poeta, avvocata, assessora  al Decentramento, Partecipazione, Servizi generali, Pace e Diritti

umani, Eventi istituzionali del Comune di Forlì, scomparsa a 45 anni, l’8  ottobre 2013.

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 versi di Katia Zattoni, Giorgia Monti,  Serena Piccoli,

Gabriella Gianfelici, Carla Grementieri, Maria Dilucia.

…………………………………………………………………………………………………

Come farfalle,

... diventeremo immensità.
L'immensità, sai, vola,
vola con un soffio,
vola in un unico respiro.

Katia Zattoni
, Forlì.

 Da ‘Bucare la polvere’

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